Il QR Code Ai Tempi Del Coronavirus

Il Coronavirus, ormai da qualche mese, ha radicalmente cambiato le nostre vite. Al di là dei rapporti sociali, dell’uso della mascherina, dell’impossibilità di andare a concerti o eventi sportivi, ormai molte strutture pubbliche sono accessibili solo misurandosi la temperatura corporea o scansionando il QR Code. Più precisamente la pandemia, ci sta finalmente facendo apprezzare i vantaggi del QR Code. Sono ormai in tutti i ristoranti, scuole o università: li inquadri con la telecamera dello smartphone e non hai bisogno di toccare nulla, la distanza sociale è rispettata, il contagio (quasi) escluso. Sono utilizzati anche per tracciare il nostro passaggio. Vengono usati anche dalle compagnie aeree per il check in, alcuni locali per autorizzare i pagamenti senza contatti, ed altri per attivare la connessione Wi-fi. Per entrare in Grecia sono obbligatori più o meno ovunque ed ovviamente non solo nella penisola ellenica.
Si tratta di quadrati digitali che consentono la lettura rapida da qualunque posizione li si inquadri, indicando la rotazione corretta. All’interno hanno linee nere, di diverso spessore, che contengono fino a 7,000 caratteri. Molti di più dei circa 20 che c’erano nei primi codici a barre che fecero la comparsa nei supermercati giapponesi negli anni ’60.
I QR Code vengono inventati nel 1994 da un team di una società giapponese (Denso Wave) che faceva codici a barre e che voleva codici che potessero contenere più informazioni. L’idea era qualcosa con molte informazioni che potesse essere letto rapidamente: QR Code infatti vuol dire Quick Response Code, codice a risposta rapida. Poco dopo vengono inglobati nella catena di montaggio di una fabbrica di auto, ma quello che li fece diventare uno standard è la decisione della Denso Wave di rinunciare ai diritti del brevetto, mettendo la tecnologia gratuitamente a disposizione di tutti.Sul web compaiono una decina di anni fa su pubblicità e banner. Si pensava che potessero diventare lo status symbol di una generazione social & tech ma non fu così. Utilizzo, bassino. Nel 2012 l’inventore, Masahiro Hara, disse: “Spero che molte persone li usino, sono sicuro che troveranno un modo utile per farlo”. 
Peccato che ci sia voluta una pandemia ma i QR Code non spariranno dopo l’emergenza: ormai sono ovunque e fanno parte del nostro modo di vivere.


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