Impianti Petroliferi Sauditi Attaccati Da Droni

Pare che siano stati i ribelli houthi dello Yemen (filo iraniani) ad attaccare, con una decina di droni da guerra, due importanti installazioni petrolifere dell’Arabia Saudita.
Il primo impianto colpito è la più importante installazione per il trattamento del petrolio al mondo (7 milioni di barili al giorno), mentre il secondo è un campo di estrazione gestito dalla Saudi Aramco (gruppo più ricco al mondo, anche di Google, Apple e Facebook).
Il campo di estrazione di Khurais invece è capace di produrre circa 1 milione di barili al giorno e avrebbe riserve per 20 miliardi di barili, sempre secondo la Aramco.
Dopo l’attacco, gli impianti sono stati fermati e il Paese ha praticamente dimezzato la produzione petrolifera che perderà 5,7 milioni di barili al giorno.
L’impianto principale trasforma il greggio appena estratto in materiale rinominato “sweet”, che può essere trasportato verso le destinazioni finali di raffinazione.
Ciò dimostra che i miliziani del gruppo ribelle possono contare su armi sofisticate e tecnologiche, procurate loro innanzitutto dal sostegno dell’Iran (droni e missili).
Ormai da anni gli houthi utilizzano i droni, e di recente avrebbero utilizzato velivoli del tipo UAV-X capaci di un raggio d’azione di 1500 chilometri che permette alle macchine di volare ben dentro i confini dell’Arabia Saudita e anche degli emirati.
Tutto ciò si innesta nel conflitto Iran-Usa-Israele, anche qui segnata dal duello di droni.
Ieri c’è stato un contatto telefonico tra Mohammed e Trump, il principe ha affermato che il suo paese è in grado di rispondere all’aggressione.

Il presidente statunitense ha replicato che la Casa Bianca sostiene il diritto all’autodifesa dell’alleato. Il Dipartimento Usa dell’energia ha reso noto che gli Stati Uniti sono “pronti a impiegare risorse delle riserve petrolifere strategiche (630 mln di barili), se necessario, per compensare qualsiasi interruzione dei mercati petroliferi”.
Su siti sauditi sono stati pubblicati dei video ripresi nell’impianto di Buqyaq mentre l’attacco era in corso: si sente il rumore di mitragliatrici anti-aeree che sparano contro il drone che stava compiendo il bombardamento.
La tv saudita Al-Arabiya ha poi mostrato immagini degli effetti dei bombardamenti, con colonne di fumo e fiamme che si alzano dal punto delle esplosioni.
Alle 04:00 ora locale (le 3 in Italia), le squadre di sicurezza di Aramco sono intervenute per spegnere gli incendi in due strutture.
Il 17 agosto scorso, gli Houthi rivendicarono un attacco con 10 droni, “il più grande mai lanciato in Arabia Saudita”, contro il giacimento di Shaybah (est), che causò un rogo su un impianto a gas, senza provocare feriti.
Il 14 maggio, i ribelli yemeniti  misero a segno un altro raid di droni nella regione di Riad, contro due stazioni di pompaggio in un gasdotto est-ovest poi temporaneamente interrotto. Le aggressioni si sommano alle crescenti tensioni nella regione del Golfo, a seguito di attacchi e atti di sabotaggio contro le petroliere (a maggio e giugno) di cui Stati Uniti e Arabia Saudita incolpano l’Iran, che nega qualsiasi coinvolgimento.


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